L’Angolo Olimpico, verso Tokyo 2021: non toccate il Pentathlon Moderno, una disciplina dal valore inesauribile…E che ha portato tante medaglie all’Italia!

Difficile raccontare nel modo migliore il Pentathlon Moderno, quello con l’acca dopo la “t”, arduo soprattutto per chi evidentemente non lo ha mai praticato. Di certo non lo ha fatto Franco Arturi, editorialista della Gazzetta dello sport, che lo scorso 12 dicembre nella sua rubrica “portofranco” in poche righe ha offeso chi ha dedicato gran parte della sua vita a questo bellissimo sport. Non solo a chi ha regalato tante gioie e molte medaglie all’Italia, ma in generale a chi lo ha praticato o lo pratica con grande passione.

Giusto per rinfrescare la memoria sono ben 7 le medaglie conquistate dai pentathleti nella storia delle Olimpiadi: due d’oro, nel 1984 (Los Angeles) Daniele Masala e la squadra con Carlo Massullo e Pierpaolo Cristofori, due d’argento, nel 1988 (Seul) Carlo Massullo e la squadra con Daniele Masala e Gianluca Tiberti, e infine tre di bronzo, nel 1936 (Berlino) Silvano Abba, nel 1984 Carlo Massullo e nel 1992 (Barcellona) la squadra con Carlo Massullo, Daniele Masala e Alessandro Conforto.

Negli ultimi anni, seppur molto competitivi, i nostri atleti hanno solo sfiorato il podio olimpico. Nel 1996 (Atlanta) Cesare Toraldo, primo dopo quattro discipline, pagò la fatica nella prova finale di corsa, chiudendo all’ottavo posto. Nel 2004 (Atene) la nostra Claudia Corsini fu quarta sfiorando di un soffio la medaglia di bronzo. Nel 2016 (Rio), Riccardo De Luca fu quinto a un passo dalle medaglie. E a Tokyo 2021 ci sarà sicuramente una nuova occasione.

Certo vedersi considerati meno della “moderna” breakdance è uno schiaffo duro da assorbire. Un’affermazione frettolosa e superficiale che, ne siamo certi, meritava delle scuse o comunque delle spiegazioni che però finora non sono arrivate. Soprattutto se a chiederle è un grande campione. Per questo in attesa che lo faccia con estremo ritardo la Gazzetta, pubblichiamo noi la lettera di Carlo Massullo, olimpionico in ben tre edizioni, che ha risposto prontamente a chi, senza un motivo logico, si è augurato che il Pentathlon Moderno venga tolto dal programma olimpico…

L’articolo incriminato…

La risposta di Carlo Massullo…

Gentile Direttore,

sono convinto che quando si scrive su un giornale, soprattutto se importante come quello che lei dirige, l’articolista dovrebbe documentarsi e non limitarsi ad andare su Internet alla ricerca di citazioni che facciano colpo sul lettore. Uno sport olimpico come il Pentathlon moderno (mi raccomando, dopo la seconda T c’è l’h…)  non può essere considerato come la proiezione di un attività militare dell’800 ma, semmai, come uno dei rari sport multidisciplinari, lontano dalla iper specializzazione che oggi spesso trionfa. Lo scivolone di Franco Arturi “sarebbe meglio abolire il Pentathlon dalle olimpiadi” rinvenuto nella rubrica “PortoFranco” a sua firma è grave e ce ne dispiace. Si potrebbe controbattere che esiste un altro sport con caratteristiche multidisciplinari ,il triathlon, ma io rispondo che le caratteristiche dei due sport sono completamente diverse nella loro essenza. Mi spiego meglio, richiamando, senza far ricorso a Internet, quel concetto chiaro da sempre nelle nostre menti: “mens sana in corpore sano”. Nel Pentathlon moderno abbiamo a che fare con discipline che mettono in evidenza sì fisicità (nuoto e corsa) ma anche tattica (scherma), destrezza (equitazione) e autocontrollo (tiro a segno) e questa peculiarità ad Arturi sfugge. Il Pentathlon è uno degli sport più faticosi e richiede dedizione assoluta. Scendere da cavallo, sparare e correre o nuotare, incrociare la spada, senza soluzione di continuità, forma i ragazzi ad una autodisciplina ai limiti dell’umano, attraverso sfiancanti allenamenti che fanno emergere volontà e senso del dovere nonché una apertura mentale che li affiancherà per tutta la vita.  Inutile parlare di valori se non si conosce il contenuto di qualcosa. Il Pentathlon ha dato al nostro Paese medaglie importanti, ci ha portati sul massimo podio olimpico e ha formato migliaia di giovani a cinque diverse discipline sportive aprendo strade impensabili a ciascuno di noi che orgogliosamente continuiamo a dichiararci, anche a distanza di anni dall’agonismo, Pentathleti, esibendo un orgoglio e una fratellanza difficilmente rinvenibile in altri sport. Concludo dicendo che trovo irrispettoso liquidare uno sport così nobile con due righe forse buttate lì e, nel tentativo di attenuare l’errore, vorremmo aggiungere neanche pensate. Non solo le mie cinque medaglie olimpiche hanno lo stesso incommensurabile valore di tutte le altre:  le mie ma anche quelle di tutti i miei compagni che peraltro hanno, con me, contribuito economicamente al benessere e al nome dello sport italiano. 

Carlo Massullo, 

olimpionico della nazionale italiana di Pentathlon Moderno. 

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